Growth 24/7 for how long?

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I numeri dello sviluppo urbano in Asia messi a confronto con quello europeo sono incredibili: In Cina l’urbanizzazione è stata cinque volte più veloce; in 20 anni è stato fatto quello che gli europei hanno sviluppato in 100 anni. La quantità di costruzioni è otto volte più grande; 23 città con più di 5 milioni di persone in Cina, mentre solo 3 città in Europa. Quando nel 2030 la migrazione dalle campagne verso le città sarà completa, si stima che altri 500 milioni di persone si saranno spostate.[1] quasi l’85% della popolazione cinese sarà urbanizzato, la quantità opposta da quando all’inizio degli anni ottanta le riforme erano state fatte per quel 83% dei cinesi che viveva ancora in condizioni rurali.[2] La crescita comporta punti di pressione importanti per molte città tra cui la sfida di gestire queste popolazioni in espansione, garantire il finanziamento pubblico sufficiente per la fornitura di servizi sociali, e si occupano di domanda e offerta pressioni sulla terra, l’energia, l’acqua e l’ambiente. Se si aggiunge che la popolazione è il doppio di quella europea possiamo iniziare a farci un’idea della condizione in cui gli urbanisti e architetti si devono scontrare ogni giorno in Asia. Il primo sintomo di questa condizione si manifesta alla fine degli anni 70 nelle campagne, le politiche di incentivazione delle nascite dopo la seconda guerra mondiale spingevano ad avere più di cinque figli, chi lo faceva era considerato eroe della nazione e riceveva un riconoscimento ufficiale. Nel frattempo le politiche sociali avevano legato le persone alle zone rurali, non concedendo a queste persone di lasciare la campagna. Alla fine degli anni settanta l’amministrazione pubblica comincia a vedere il risultato di ciò che queste politiche avevano provocato. La popolazione era cresciuta e le campagne erano affollate e senza lavoro per tutti. [3] Dal 1978-1984 si sviluppa la prima riforma economica delle aree rurali che interessa 82% della popolazione. Lo stato sblocca i diritti dei terreni e concede contratti di locazione a lungo termine. Si innesca una reazione a catena che provoca l’apertura di un limitato mercato che copre le lacune dei servizi di produzione statali ( SOE), e l’entrata in città della parte di popolazione in esubero dalle campagne. Quando gli effetti benefici di questa manovra scompaiono e sono visibili gli effetti negativi, comincia la seconda fase della riforma economica. Dal 1985-1992, aumenta la riforma della gestione dell’economia urbana, che gradualmente da più autonomia ai privati, inizialmente alle imprese rurali, poi comunali e successive nazionali ed esteri, imprese private, nonché da importazioni, facendo crescere il benessere economico. Quando anche queste riforme perdono di efficacia, inizia nel 1993 la terza ed attuale fase della riforma economica iniziata dal ‘ Tour del Sud ‘ di Deng Xiaoping che mobilita il sostegno per ulteriori riforme. Il settore privato si sviluppa e per la prima volta è riconosciuto ed accettato. Non a caso è in quest’anno la nascita del primo studio privato di architettura Cinese fondato dall’ex professore dell’MIT Yung Ho Chang che stimola l’onda della seconda generazione di architetti Cinesi che per primi si scontreranno con il dibattito internazionale. Nella metà degli anni 1990 in poi, quando gli effetti ritardati della ‘One Child Policy’ rallentato, La crescita della forza lavoro nelle città diminuisce. Lo stato, per sopperire questo calo di forza lavoro, allenta le delle restrizioni in materia di migrazione rurale-urbana temporanea. Questo consente la continua e rapida crescita dell’economia urbana e l’equilibrio ritorna.[4] ‘Crossing the river by groping for the stepping stones’ , così Deng Xiaoping ha descritto la crescita dell’economia cinese dall’inizio della sua riforme: nessun sistema di riforme è stato adottato in anticipo. Una riforma genera la necessità, o la possibilità , per un altra, e il processo ha trainato una riforma dietro l’altra, in meno di tre decenni, la Cina si sposta dalla pianificazione centrale verso un’economia di mercato. La crescita Cinese porta ad un modo per affrontare il progetto completamente estraneo ad un architetto occidentale e contemporaneo. La Cina attende un futuro post-architettonico in cui si costruirà di meno e si penserà di più. Che cosa fare quando questo momento arriverà? In Europa negli anni settanta si è osservato quello che nei vent’anni dopo la seconda guerra mondiale avevano creato. Sarà così anche per la Cina? Ci sarà una presa in considerazione di traguardi mancati e dei traguardi raggiunti, per poi rinnegare tutto ho sviluppare quello che in alcuni casi sta sendo sperimentato oggi? Visto che questi ragionamenti sono nozioni conosciute è importante osservare l’attualità nel momento di frenesia architettonico contemporaneo.


[1] (Joseph Grima, Gaia Cambiaggi, ‘Instant Asia: L’architettura di un continente i trasformazione’, Milano, Skira Editore, 2008. pag. 108-109) [2] (Book: Maurizio Marinelli, Rivoluzione urbana, la Cina cambia volto. La Cina Progetta il suo futuro. Orizzonte Cina. September 2011). [3] (Joseph Grima, Gaia Cambiaggi, ‘Instant Asia: L’architettura di un continente i trasformazione’, Milano, Skira Editore, 2008. pag. 108-109) [4] Fonte dei dati : indicatori di sviluppo della Banca mondiale ( aprile 2008 ) .

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